Note al Capitolo Cinque.


(1).  A. Rosmini, Nuovo saggio sull'origine delle idee, volume  primo.
sezione   secondo,  in  A.  Rosmini,  Opere,  volume  primo,  Edizione
nazionale, Editrice Citt Nuova, Roma, 1935.

(2). La semplice idea dell'essere non  percezione di qualche cosa di
sussistente, ma  intuizione dei possibili, la possibilit delle cose.
Ora  le  nostre sensazioni non ci danno che delle modificazioni  dello
spirito  nostro, venienti da cose sussistenti: ch le  cose  meramente
possibili non hanno forza nessuna da agire sopra de' nostri organi,  e
produrci le sensazioni. Dunque le sensazioni non hanno nulla che  fare
con  la  nostra idea dell'essere, e non ce la possono in  nessun  modo
somministrare  (ivi,  volume secondo, sezione  quinto,  Parte  primo,
capitolo secondo, art. 5).

(3). Vedi volume primo, capitolo Undici, 5, pagine 238-240.

(4).  Il bene non  che l'essere; l'essere si realizza, si attua,  si
sviluppa:  e nell'attuarsi e nello svilupparsi ha un ordine intrinseco
e necessario, di cui non si pu trovare la ragione se non il lui solo
(A. Rosmini, Principii della scienza morale, capitolo secondo, art. 1,
in A. Rosmini, Opere, citato).

(5).  V.  Gioberti, Introduzione allo studio della filosofia, capitolo
quarto.

(6). Vedi capitolo Tre, 3, pagine 108-110.

(7).  Confronta  M. Picchi, Storie di casa Leopardi, Rizzoli,  Milano,
1990, pagine 159-176.

(8).  G.  Leopardi, Zibaldone di pensieri, 3382-3383 (secondo,  pagine
1770-1771).  Lo  Zibaldone di pensieri  costituito da  4526  facciate
manoscritte e numerate. Nelle citazioni si fa riferimento al numero di
pagina  del  manoscritto; abbiamo aggiunto, in  parentesi,  un  numero
romano  per  indicare il volume, e i numeri delle pagine dell'edizione
critica, a cura di G. Pacella, tre volumi, Garzanti, Milano, 1991.

(9).  Cos P. Giordani in un saggio, scritto sotto forma di lettera  a
G.  Tommassini  e  P.  Toschi, stampato come  premessa  alle  Operette
morali, Istituto Editoriale Italiano, Milano, s. d., pagina 11.

(10).  In  una  vecchia antologia scolastica, scritto a lapis  da  uno
studente,  ma  certamente  ispirato da un professore,  abbiamo  letto:
Zibaldone.  E'  la brutta copia di tutta la produzione  leopardiana.
Sicuramente in Italia hanno pesato moltissimo i giudizi di  B.  Croce.
Questi,  riferendosi alle edizioni dei manoscritti dei poeti, nega  ad
essi  ogni valore: Di cattivo gusto - egli scrive - sono da giudicare
le edizioni, chiamate per giunta "nazionali", che ora si sono prese  a
fare  dei poeti Leopardi, Manzoni o Carducci, unendo alle loro  poesie
tutti  i  loro  aborti giovanili e tutti gli abbozzi e  prime  stesure
delle opere loro. [...] ma perch non chiamare consimili pubblicazioni
"Archivi"  del  tale o tal altro poeta e chiamarle  invece  "Opere"  e
unirle  a  quelle  loro opere che sole appartengono alla  sfera  della
poesia?  (B. Croce, La poesia, Laterza, Bari, 1966, pagina 335).  Sul
rifiuto  da parte della critica di riconoscere il carattere filosofico
dell'opera  di  Leopardi  ma anche sulla presenza  di  molti  che  non
accettano  la separazione del poeta dal filosofo, confronta  anche  C.
Galimberti,  La  speranza  nell'opera, introduzione  a  F.  Nietzsche,
Intorno a Leopardi, il melangolo, Genova, 1992, pagine 13-14.

(11).    Confronta   A.   Graf,   (Foscolo,   Manzoni   e   Leopardi).
Preraffaelliti,  simbolisti  ed  esteti.  Letteratura   dell'avvenire,
Chiantore, Torino, 1945 [prima edizione 1898].

(12).  Confronta  A. Tilgher, La filosofia del Leopardi,  Edizioni  di
Religio, Roma, 1940.

(13). S. Solmi, Studi leopardiani. Note su autori classici italiani  e
stranieri, a cura di G. Pacchiano, Adelphi, Milano, 1987, pagina 34.

(14).  Si  vedano,  ad  esempio: M. A.  Rigoni,  Saggio  sul  pensiero
leopardiano,  Liguori,  Napoli, 1985; Antonio Negri,  Lenta  ginestra.
Saggio  sull'ontologia di Giacomo Leopardi, SugarCo, Milano, 1987;  E.
Severino,  Il  nulla  e  la poesia alla fine dell'et  della  tecnica:
Leopardi,  Rizzoli, Milano, 1990; Antimo Negri, Interminati  spazi  ed
eterno  ritorno, Le Lettere, Firenze, 1994; C. Galimberti,  Linguaggio
del vero in Leopardi, Olschki, Firenze, 19732; A. Caracciolo, Leopardi
e  il nichilismo, Bompiani, Milano, 1994; M. A. Rigoni, Il pensiero di
Leopardi, Bompiani, Milano, 1997.

(15). Confronta il pensiero dallo Zibaldone, citato sopra.

(16).  Come    noto,  il  titolo  Per  Physeos  (Sulla  Natura)  
attribuito  alla  maggior parte delle composizioni poetico-filosofiche
dei pensatori presofisti.

(17). Confronta i versi 158-185.

(18).  Ivi, v. 191. Confronta anche F. Nietzsche, Su verit e menzogna
in senso extramorale, in F. Nietzsche, La filosofia nell'epoca tragica
dei Greci e Scritti 1870-1873, Adelphi, Milano, 1991, pagina 227.

(19). Confronta G. Leopardi, La ginestra, versi 188-189.

(20). Ivi, versi 173-174.

(21). Confronta Ivi, versi 202-236.

(22). G. Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese.

(23). G. Leopardi, Zibaldone, 72 (primo, pagina 93).

(24). Ivi, 85 (primo, pagina 101).

(25). Ivi, 644 (primo, pagina 426).

(26). Ivi, 645 (primo, pagina 427).

(27).  Ivi,  2243 (primo, pagina 1227). Vogliamo sottolineare  che  la
parola  in-finito (come il greco -peiron)  costruita come negazione:
l'infinito   ci che non  finito, che non ha limiti.  La  parola
quindi contiene in s il finito e il limitato, perch solo il finito 
accessibile  alla nostra ragione, che lo coglie come  esistente,  come
essere; ci che  al di l non , o almeno non  pensabile,  nulla.

(28).   Le   parole  di  Leopardi,  rivolte  all'umanit   (prole   /
Dell'uomo),  sono: ... te signora e fine / Credi tu  data  al  Tutto
... (G. Leopardi, La ginestra, versi 188-189).

(29). Ivi, versi 189-194.

(30). G. Leopardi, A Silvia, v. 12.

(31). G. Leopardi, Il sabato del villaggio, v. 45.

(32).  F.  Nietzsche,  in una annotazione del 1879,  ripropone  questo
concetto con un riferimento chiarissimo a Leopardi: Il pomeriggio del
Sabato  si deve passare per un villaggio, se si vuol vedere sui  volti
dei contadini la vera quiete del d di festa: allora essi hanno ancora
indelibata davanti a s la giornata di riposo e si industriano  a  far
ordine  e  pulizia in suo onore con una specie di piacere  anticipato,
quale  non sar raggiunto dal piacere stesso. La Domenica  gi  quasi
luned (C. Galimberti, opera citata, pagina 73).

(33).  Confronta  G. Leopardi, Il Copernico (Operette  morali,  citato
pagine 166-171).

(34). Ivi, pagina 167.

(35). Ibidem.

(36).  G. Leopardi, Zibaldone, 14 (primo, pagine 17-18); il corsivo  
nostro.

(37). Ivi, 4428 (secondo, pagine 2509-2510); il corsivo  nostro. Come
 noto, il tema della solidariet ricompare nella Ginestra, versi 125-
135.

(38).  G.  Leopardi, Diario del primo amore, in Opere, citato,  volume
primo, pagine 353-359.

(39).  Ieri  sera la continua malinconia di tre giorni, la  spessa  e
lunga tensione del cervello, tre notti non dormite, l'inquietudine, il
mangiar meno del solito, m'aveano alquanto indebolito, e instupiditami
la  testa;  nondimeno  io  era  e sono contento  di  questo  stato  di
malinconia  uguale uguale, e di meditazione, vedendomi  anche  l'animo
pi  alto,  e  non curante delle cose mondane e delle opinioni  e  dei
disprezzi  altrui, e il cuore pi sensitivo, molle  e  poetico  (ivi,
pagina 355).

(40).  Il  tempo pigli avanti ieri sera e tutto ieri gran  vantaggio
sulla  mia passione, la quale va adesso veramente scadendo e mancando,
n io ripugnava pi tanto alla lettura, anzi tra la passione e l'amore
dello  studio,  parea  che quella a poco a poco scemando  tuttavia  di
peso,  questo cominciasse a dare il crollo alla bilancia; [...].  Ieri
mattina   svegliatomi,   e  pensando  al  solito   oggetto,   in   sul
riaddormentarmi  m'apparve la desiderata e cercata immagine  pi  viva
assai  che  il giorno prima [...] che passati quei pochi minuti  ch'io
vidi  e  contemplai  e godetti palpitando quella sembianza,  con  ogni
immaginabile  studio  riconducendola ne' luoghi ne'  quali  aveva  gi
veduto l'oggetto reale (ivi, pagina 357).

(41).  Parmi ogni pi bel volto, ovunque io miro, / Quasi  una  finta
imago  / Il tuo volto imitar. Tu sola fonte / D'ogni altra leggiadria,
/  Sola vera belt parmi che sia (G. Leopardi, Il pensiero dominante,
versi 130-135).

(42).  Il  verbo  latino  fingere - che significa  anche  inventare,
immaginare  -  ha come primo significato quello di foggiare,  dar
forma,   modellare;     quindi  riferibile  proprio   all'attivit
dell'artigiano che, dalla materia prima, crea gli oggetti, ad  esempio
dall'argilla un vaso. Dall'esperienza sensibile della vista dal colle,
il pensiero foggia l'infinito.

(43).  A partire da F. De Sanctis il naufragio nell'infinito  stato
visto  anche come abbandono mistico; ma, come osserva W.  Binni,  il
piacere  che  prova  il poeta ha ben poco di mistico,    un  piacere
solido  e  sensibile (confronta W. Binni, Introduzione a G. Leopardi,
Opere, citato, pagina trentottesimo).

(44).  ...  se  la Natura avesse un qualche interesse  per  l'uomo  e
potesse  accanirsi: in realt noi leggiamo come accanimento contro  di
noi la totale indifferenza della Natura nei nostri confronti.

(45). Confronta G. Leopardi, Zibaldone, 180 (primo, pagina 175).

(46). G. Leopardi, La quiete dopo la tempesta, versi 42-46.

(47). G. Leopardi, Zibaldone, 532 (primo, pagina 374).

(48). Ivi, 165-183 (primo, pagine 164-179); l'espressione teoria  del
piacere  in 172 (pagina 169).

(49). Ivi, 165 (primo, pagina 164).

(50).  Questo  desiderio e questa tendenza  non  ha  limiti,  perch'
ingenita  o  congenita coll'esistenza, e perci non pu aver  fine  in
questo  o  quel  piacere  che non pu essere  infinito,  ma  solamente
termina con la vita (ibidem).

(51).  Molto  probabilmente  il riferimento  di  Leopardi    a  P.-H.
d'Holbach (vedi volume secondo, capitolo Dodici, 3, pagine 287-288)  e
alla sua opera La morale universale o i doveri dell'uomo fondati sulla
natura (1776).

(52). Ivi, 183 (primo, pagina 178).

(53). Vedi capitolo Quattro, 6, pagina 134.

(54). G. Leopardi, La vita solitaria, versi 20-22.

(55). Confronta G. Leopardi, Il passero solitario, versi 45-59.

(56). G. Leopardi, Zibaldone, 179-181 (primo, pagine 175-176).

(57). Qui Leopardi espone una critica della ragione del tutto simile a
quella che verr sviluppata da Nietzsche nei confronti del socratismo.
Vedi capitolo Sette., 1, pagine 177-180.

(58).  Confronta, ad esempio, Il passero solitario  e  Il  sabato  del
villaggio.

(59). G. Leopardi, La ginestra, versi 297-317.
